2O ans d'impunité - La France complice du génocide des Tutsi au Rwanda

En soutenant les auteurs du génocide, les autorités politiques et militaires françaises se sont rendues complices de ce crime. Cette complicité est attestée par de nombreux documents et témoignages, pourtant aucun responsable français n’a été jugé.
En 2014, 20 ans après, exigeons la vérité et la justice.


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Asilo politico rifiutato a Agate Habyarimana

22 octobre 2009 par Survie

Communicato del Collettivo delle Parti Civili per il Ruanda (CPCR) e di Survie

Mentre il Consiglio di Stato conferma il suo rifiuto di accordare l’asilo politico a Agathe Habyarimana, il che fa di lei una persona passibile di espulsione, le nostre associazioni chiedono che non sia espulsa e che sia giudicata dalla giustizia francese per il suo coinvolgimento nel genocidio dei Tutsi del Ruanda, che ha provocato circa un milione di morti nel 1994 [vedi il comunicato del Consiglio di Stato>http://www.conseil-etat.fr/cde/node...].

Come si ci poteva aspettare, dopo aver portato la causa in deliberazione, il 16 ottobre, il Consiglio di Stato si è detto completamente d’accordo con il commissario di governo che raccomandava di non concedere l’asilo politico alla signora Agathe Habyarimana, vedova del presidente estremista Hutu Juvénal Habyarimana.

Questa decisione sembra essersi imposta al momento della requisitoria della Commissione di Ricorso dei Rifugiati che giustificava il proprio rifiuto (a febbraio scorso) affermando che la signora Habyarimana avrebbe partecipato « in qualità di istigatrice o complice » al « reato di genocidio » commesso in Ruanda del 1994. Questa stessa Commissione di Ricorso era stata interrogata dall’anziana first lady in seguito al rifiuto, il 4 gennaio 2007, da parte dell’OFPRA (Ufficio Francese di Protezione dei Rifugiati e degli Apolidi) di accordare asilo politico a colei che ebbe, secondo numerosi osservatori, un ruolo centrale nella messa in atto della macchina dei genocidio in Ruanda. L’OFPRA ha stimato anche « che lei [Agathe Habyarimana] si è trovata nel cuore del regime che ha voluto il genocidio » e che « ella non può negare la sua adesione alle tesi Hutu più estremiste, i suoi legami diretti con i responsabili del genocidio e la sua reale influenza sulla vita politica del Ruanda ».

Una simile decisione da parte del Consiglio di Stato dovrebbe normalmente accompagnarsi ad una espulsione dal territorio francese, misura che dovrebbe essere presa dal Ministro dell’Interno. Estradare la signora Kanziga in Ruanda non sembra tuttavia possibile, poiché fino ad oggi la giustizia francese, seguendo la linea del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (TPIR, incaricato di giudicare le alte cariche responsabili del genocidio), ha sempre rifiutato questa soluzione.

Secondo le nostre associazioni, l’espulsione della signora Kanziga verso un paese che la accolga potrebbe anche essere presa in considerazione, ma questa soluzione non può essere per noi soddisfacente, poiché è assai probabile che una tale decisione le permetterebbe di sottrarsi alla giustizia, il che non è in alcun modo concepibile.

Resta dunque un’ultima soluzione : tollerare la permanenza della signora Kanziga in territorio francese, ed esigere allo stesso tempo che faccia i conti con la giustizia del nostro paese. Un’istruttoria è stata in effetti aperta a suo carico in seguito alla denuncia depositata il 13 febbraio 2007 dal Collettivo delle Parti Civili per il Ruanda (CPCR) per « concorso in genocidio » e « complicità in crimini contro l’umanità ». E’ la soluzione che noi auspichiamo, e sollecitiamo le autorità giudiziarie francesi di non ritardare oltre il processo della signora Kanziga, così come di tutti i ruandesi che sono sospettati di aver partecipato al genocidio dei Tutsi e che vivono tutt’ora impuniti sul territorio francese.

Tutti coloro che attendono che giustizia sia fatta non ammetteranno che la giustizia francese, con la sua inerzia, protegga i presunti autori di un genocidio, e che si faccia della Francia un rifugio per costoro rendendosi così loro complice. Il presidente del TPIR, il giudice Dennis Byron, lo scorso 8 ottobre ha lui stesso esortato le giurisdizioni nazionali ad esercitare pienamente le proprie funzioni, al fine di evitare l’impunità degli autori del genocidio dopo la chiusura dell’istruttoria.

Un requisito tuttavia è necessario per una reale efficacia della giustizia : che i giudici istruttori incaricati di redigere questi dossier siano privati nel più breve tempo possibile di tutti gli altri incarichi precedentemente ricevuti e di cui erano sovraccaricati. Questa esigenza è anche quella espressa dagli stessi giudici.

Contatti :

CPCR : Alain GAUTHIER, presidente 06 76 56 97 61 collectifrwanda(a)aol.com

Survie : Olivier THIMONIER, secrétaire général 01 44 61 03 25 olivier.thimonier(a)survie.org